Berna (Ance Mezzogiorno): “Urgente lo ‘Sblocca cantieri’, Italia sia affidabile sui mercati”

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Francesco Berna presidente nazionale del Comitato per i problemi del Mezzogiorno e delle Isole dell’Ance

Il presidente nazionale del Comitato per i problemi del Mezzogiorno sulle prospettive di crescita e sviluppo del Paese: “Bisogna coniugare legalita’ e semplificazione amministrativa, altrimenti non avremo ne’ appalti trasparenti ne’ opere pubbliche in tempi brevi”

Presidente Berna, l’Fmi dice: all’Italia serve una patrimoniale sulla casa. Che ne pensa?

Penso che nella migliore delle ipotesi sia una provocazione. Introdurre una tassa sulla prima abitazione per creare il gettito che serve per coprire i buchi del bilancio dello Stato e’ a dir poco folle. Il ragionamento e’: siccome gli italiani sono un popolo di risparmiatori e di famiglie che hanno investito i proventi dei loro sacrifici nell’acquisto di una casa, allora colpiamoli li’, cosi’ da rendere affidabile il Paese agli occhi dei mercati. Da imprenditore mi sembra un modo per far prevalere la turbofinanza sul popolo. Non mi sembra giusto ne’ accettabile.

Resta pero’ il fatto che i conti pubblici italiani, con un enorme debito ormai trentennale, oggi sono molto in sofferenza. Lo spread continua a salire.

E’ vero, siamo ormai a livelli doppi rispetto ad altre realta’ che avevano pagato pesante dazio con la crisi, mi riferisco ad esempio al Portogallo. Non sono innamorato degli “zero virgola” ma i dati hanno valore e quei dati sull’affidabilita’ del nostro debito sovrano impongono la massima attenzione da parte di chi e’ al governo. Per due ragioni: la prima e’ che, se sale lo spread, aumenta il costo dei mutui, la seconda ragione e’ che proposte pure lodevolissime, a cui guardiamo con favore, come la flat tax, devono essere compatibili con il disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’aumento dell’Iva. Altrimenti diventa una coperta troppo corta e a pagarne le conseguenze sono innanzitutto le famiglie, e in secondo luogo l’economia, a cominciare dal mercato immobiliare.

Se il mercato privato piange, il pubblico non ride…

Direi che e’ al contrario: e’ il blocco drammatico delle opere pubbliche a mettere in ginocchio il settore delle costruzioni. Secondo autorevoli osservatori, nell’ultimo anno, sono partiti cantieri per circa il 4% dei 150 miliardi pronti a essere investiti in tutta Italia, molti dei quali allocati nel Mezzogiorno. Urge un intervento risolutivo del governo a cui rivolgiamo un accorato appello.

Lo ‘Sblocca cantieri’ dovrebbe essere una questione di settimane.

Se ne parla ormai da tempo. E’ un provvedimento vitale non solo per l’edilizia ma per l’economia in generale e soprattutto per il sistema Paese, che ha bisogno come il pane di nuove e moderne infrastrutture. Gli italiani hanno la memoria corta. Ci siamo forse gia’ dimenticati che questo e’ un territorio nel quale crollano letteralmente i ponti seminando morte. Purtroppo.

Ritiene che lo ‘Sblocca cantieri’ sara’ una misura sufficiente?

Ovviamente mi riservo di esprimere la mia personale valutazione dopo che avro’ letto il testo del decreto. Tuttavia e’ urgentissima anche la riforma del Codice degli Appalti, che presenta un livello di complessita’ inaudito. Bisogna coniugare legalita’ e semplificazione amministrativa, altrimenti non avremo ne’ appalti trasparenti ne’ opere pubbliche in tempi brevi.

In Italia resta aperto il dibattito sull’utilita’ di grandi opere come la Tav. Lei che opinione esprime?

Io ritengo che l’Italia stia rivelando una grave immaturita’ del proprio dibattito pubblico. Non capisco come si possa anche solo pensare di bloccare opere strategiche che peraltro derivano da impegni internazionali. E nel Sud ci sono numerosi gli esempi.

Anche il Ponte sullo Stretto di Messina?

Sono da sempre favorevole alla realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia che considero indispensabile per completare l’ultimo tratto del corridoio paneuropeo Helsinki-La Valletta, peraltro in presenza di un porto importantissimo come Gioia Tauro. Ma credo anche che il Ponte possa essere un grande volano di sviluppo economico e turistico per i territori interessati. Oggi sentiamo i nostri rappresenti politici parlare di provvedimenti che costano decine di miliardi di euro alla collettivita’ come se fossero noccioline. Il ponte costerebbe allo Stato un miliardo di euro, perche’ i restanti quattro miliardi arriverebbero dal project financing. E anzi stiamo pagando piu’ in penali e carrozzoni, di quanto avremmo speso per farlo. Io penso sia arrivato il momento di costruirlo, e costruirlo davvero.