Imprese straniere in edilizia, a Prato aumenta il numero ma nessun segnale di maggior regolarità

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E’ di pochi giorni fa la notizia del controllo effettuato a Prato in un’impresa edile cinese che ha portato alla denuncia del titolare per sfruttamento di manodopera clandestina, dato che tutti i 4 dipendenti erano in tale condizione, e per la violazione delle norme sulla sicurezza.

La notizia non ha sorpreso ANCE Toscana Nord, che su questo tema lancia allarmi da lungo tempo. “Le condizioni in cui operano le imprese cinesi sono spesso ben visibili e riscontrabili; nello stesso tempo, fenomeni di sfruttamento di manodopera clandestina non sono una novità nemmeno per l’edilizia, oltre che per altri settori – commenta il vicepresidente di ANCE Toscana Nord Alessandro Cafissi – Negli ultimi anni si è assistito a Prato all’aumento delle imprese edili a conduzione straniera, anche se non di quelle cinesi che sono anzi diminuite, almeno sulla carta. Certamente non vogliamo puntare pregiudizialmente il dito contro queste imprese sulla base dell’origine di chi le conduce; siamo consapevoli che fenomeni di illegalità sono presenti anche in imprese italiane e sollecitiamo vigilanza e controlli senza alcuna distinzione. Tuttavia anche solo guardando i semplici dati su imprese, dipendenti e natura dei contratti di lavoro delle imprese straniere non possono non sorgere dubbi. Ripristinare la piena legalità è fondamentale per un settore come l’edilizia che, dopo essere stato falcidiato negli ultimi anni, continua ad avere non pochi problemi. I dati nazionali diffusi oggi parlano dello 0,5% del Pil italiano messo a rischio proprio dall’edilizia: le aziende sane e regolari, attente alla formazione, alla sicurezza e al rispetto di tutte le norme, devono essere tutelate rispetto alla concorrenza sleale.”

Secondo i dati della Cassa Edile pratese le imprese dell’edilizia con titolare straniero sono passate da 65 a 78 (fra queste, le cinesi da 10 a 7) dal 2014 al 2018, in anni quindi che hanno visto continuare la decimazione delle imprese italiane del settore. Il numero dei dipendenti è rimasto però pressoché uguale (123, di cui 20 cinesi, nel 2014; 128, di cui 10 cinesi, oggi), così come la quota di contratti a part-time, tradizionalmente ben poco utilizzati nel settore, che è di circa un quinto del totale. Dati, questi, che ANCE Toscana Nord ritiene debbano far riflettere.