Infrastrutture, Ance Grosseto: “Necessaria mappatura del patrimonio esistente”

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Passato il momento della civica solidarietà per le vittime del crollo del ponte Morandi di Genova, a cui come Ance Grosseto ci siamo da subito uniti, sentiamo la necessità di ritornare – nuovamente e con decisa volontà – a sottolineare la non più rinviabile necessità di mettere in sicurezza il territorio del nostro Paese, declinando questa prioritaria criticità, anche per la Provincia di Grosseto.
Da anni sosteniamo con fermezza il problema, anche attraverso campagne associative di sensibilizzazione e costante impegno operativo. Da molto tempo evidenziamo la penalizzazione di intervenire nell’emergenza con complesse ricostruzioni, piuttosto che programmare per tempo le manutenzioni degli edifici e del territorio.
Pensiamo che la messa in sicurezza del suolo, unito all’adeguamento ed al consolidamento degli edifici esistenti, possano contribuire alla valorizzazione delle infrastrutture del Paese e dei nostri territori, questi ultimi esposti ancora al rischio di esondazioni e alla debolezza di un tessuto immobiliare in gran parte costruito prima degli anni ’70.
Nell’ambito delle opere pubbliche occorre approvare definitivamente un vero grande piano di interventi di manutenzione che sia effettivamente operativo e non come più volte annunciato durante le improvvise necessità degli interventi di sostegno obbligati dalle emergenze. Un piano con la disponibilità di reali risorse pubbliche, ripensando anche alle esplicite difficoltà riscontrate in materia di monitoraggio e verifica del patrimonio, affidato ai Comuni, alla Provincia ed alla Regione.
A seguito delle emergenze che negli anni si sono susseguite, molte risorse finanziarie sono state deliberate, ma la capacità di spesa e la fattibilità degli interventi hanno subito l’ennesimo blocco.
L’ANCE sul piano nazionale – anche attraverso la nostra Associazione – sta organizzando una pubblica e generale campagna informativa denominata “sblocca cantieri” (www.sbloccacantieri.it), ricevendo puntuali segnalazioni sulle manutenzioni assenti, le opere incompiute, i cantieri che non partono a causa di una burocrazia negativa o altri fattori tra cui l’inefficienza dell’attuale Codice degli Appalti.
I primi dati raccolti evidenziano oltre circa 300 casi di appalti bloccati sul territorio nazionale e 330.000 posti di lavoro in meno a causa di opere pubbliche bloccate per strade, acquedotti, dighe, raccordi ferroviari e scuole – anche da mettere a norma – per un valore di oltre 21 miliardi di euro. Ciò è una palese ferita alla capacità infrastrutturale del territorio nonché alla economia diretta ed indotta del comparto delle costruzioni edili. Tali dati saranno presentati ai Ministeri competenti per le necessarie azioni di verifica. Questo evidenzia ancora di più la mancata manutenzione del territorio e del patrimonio infrastrutturale, amplificandone le conseguenze, anche di vite umane, provocate dai disastri naturali. Pensiamo alla positività degli incentivi fiscali (agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie, eco bonus, sisma bonus) ma essi si stanno dimostrando insufficienti.
Sosteniamo, anche per utili ricadute locali, la programmazione di interventi da realizzare, che però non possono prescindere da un serio piano di valutazione dei rischi nelle singole infrastrutture.
Attendiamo, sollecitandolo, un intervento parlamentare necessario a mappare e mettere in sicurezza il patrimonio esistente ed il grande piano di manutenzione atteso da anni, ma nel contempo sosteniamo la necessità di programmare e portare a definitiva costruzione nuove infrastrutture necessarie al Paese ed alla nostra Comunità.