Mezzogiorno: Confindustria-Srm, rischio di frenata al Sud, investimenti pubblici decisivi

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Sebbene l’attività economica nel Mezzogiorno continui il suo lento ma progressivo miglioramento anche nel 2018, rallenta ancora il ritmo di recupero dei valori pre-crisi. L’indice Sintetico dell’Economia Meridionale, elaborato da Confindustria e SRM, è positivo. Tuttavia, con l’andamento lento dell’ultimo anno, saranno necessari ancora 4 anni per recuperare il valore di partenza.

Spicca, in particolare, il miglioramento dei risultati delle imprese meridionali dell’industria in senso stretto. Il valore aggiunto industriale sale infatti, nel 2017, del 4,1% al Sud (contro un +1,1,% del Centro-Nord). Il contributo maggiore a questa spinta viene dagli investimenti, che crescono al Sud soprattutto nell’industria (+3% nel 2016, +7,7% nel 2017, con una stima di 14,9% nel 2018), compensando la contemporanea frenata che si registra nei servizi. Risultati tuttavia non sufficienti a favorire un ritmo sostenuto di recupero del complesso del tessuto produttivo, come confermano i risultati del settore Tessile Abbigliamento e Calzature (TAC), a cui il Check up dedica uno specifico approfondimento realizzato in collaborazione con l’ISTAT.

Bene l’export, soprattutto per idrocarburi, mezzi di trasporto, apparecchiature elettriche: positivo anche se con ritmi più contenuti, l’export agroalimentare. Il buon andamento non è tuttavia sufficiente a riequilibrare una bilancia commerciale che resta negativa per 2,7 miliardi di euro.

I più recenti dati sull’andamento del mercato del lavoro meridionale costituiscono, assieme al rallentamento degli impieghi creditizi, uno dei principali campanelli d’allarme sullo stato di salute dell’economia del Mezzogiorno, dove si registra un calo degli occupati pari a -0,6%. Rispetto ai livelli (già bassi) pre-crisi, devono ancora essere recuperati poco meno di 300 mila occupati per ritornare ai valori del 2007.

Continua il calo degli investimenti pubblici, il cui andamento bilancia (in negativo) il positivo andamento di quelli privati. La spesa in conto capitale della P.A. nel Mezzogiorno scende infatti da un massimo di 21,6 miliardi di euro nel 2009 ad un minimo di 10,6 nel 2017, anno in cui, secondo le stime, la spesa raggiunge il livello minimo degli ultimi 15 anni. Nei primi nove mesi del 2018, si è registrato un primo, timido, incremento dell’importo (ma non del numero) dei bandi di gara per servizi di ingegneria e architettura e dei relativi importi, ma entrambi i valori sono, tuttavia, ben al di sotto di quelli registrati prima della crisi.

In sintesi, si profila una immagine del Mezzogiorno in cui gli elementi di preoccupazione iniziano a farsi più evidenti, e con essi a divenire più concreta la prospettiva di un rallentamento del ritmo di crescita. È la conferma dell’importanza di due profili decisivi per le prospettive del Mezzogiorno: la centralità della questione industriale e quella degli investimenti pubblici, prima di tutto in infrastrutture, per la riduzione dei divari e la stabilizzazione delle prospettive di crescita. (www.confindustria.it)