Reggio Calabria, “Rapporto Sud”: la ricetta dell’Ance per far ripartire il Mezzogiorno

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Gabriele Buia, presidente nazionale di Ance

L’associazione nazionale edili si è ritrovata in riva allo Stretto per fare il punto sullo stato di salute del Sud e sulle prospettive di crescita e sviluppo. Un incontro ospitato nella suggestiva cornice del teatro “Francesco Cilea” di Reggio Calabria e che ha registrato la presenza fra gli altri del presidente nazionale di Ance, Gabriele Buia, del sottosegretario al Ministero per i rapporti con il parlamento, Vincenzo Sant’Angelo, del presidente di Ance Calabria, Francesco Berna, del vicepresidente della Giunta regionale della Calabria, Francesco Russo e del sindaco della Città metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.
Rilancio infrastrutturale per superare il profondo gap che ancora divide il Sud, la Calabria in particolare dal resto del Paese e d’Europa, snellimento burocratico, ripartenza delle opere pubbliche e degli investimenti. Questi i principali argomenti posti da Ance al centro dell’analisi su un Sud il cui Pil è ancora inferiore del 10 percento rispetto al 2007, in cui si registrano tre miliardi di investimenti in meno rispetto ad altre aree del Paese, in cui i fondi europei restano bloccati anche a causa di una macchina amministrativa tra le meno efficienti a livello europeo. Senza dimenticare i dati allarmanti sul crollo demografico e la fuga dei giovani.

“Dati molto preoccupanti – ha evidenziato Buia – in uno scenario come quello italiano che presenta aspetti critici ovunque. Il crollo del ponte a Genova, quindi nel cuore del Nord, segnala che è in atto un degrado del sistema paese e in particolare dei meccanismi manutentivi. Occorre avere idee chiare, uscire dalla logica delle misure speciali e puntare su una programmazione stabile e continuativa. Questo serve al Sud, a cominciare dall’utilizzo dei fondi europei che vede il sistema Italia al 24° posto su 28. Dobbiamo inoltre capire cosa non funzione nella capacità amministrativa, iniziando dall’esigenza di rafforzare e qualificare gli uffici e di riportare al centro l’azione dello Stato, specie con riferimento alla ripresa del Sud. Abbiamo una burocrazia che pesa sulle piccole e medie imprese per circa il 7% del loro fatturato. E’ tantissimo, – ha rimarcato il presidente dei costruttori edili – non possiamo continuare a sostenere questo peso. Il nostro è un settore a rischio infiltrazioni e spesso c’è un pregiudizio quando si va a legiferare in materia di investimenti pubblici. Ma non possiamo soffocare con la burocrazia le imprese che rispettano le regole del gioco. Il codice degli appalti ha fallito la sua missione, un codice inopportuno su cui Ance continua a ribadire la necessità di un cambiamento. Oggi – ha concluso il presidente di Ance – anche gli altri attori, compreso il governo, convergono sulle nostre posizioni. Un codice che richiede un rapido e incisivo cambiamento. Non possiamo aspettare, occorre togliere di mezzo burocrazia e favorire mediante un articolato semplice, l’apertura dei cantieri. Servono regole chiare e trasparenti, controlli nelle fasi di attuazione e in corso d’opera, perché l’eccesso di burocrazia è il terreno ideale in cui si sviluppa la corruzione”.

Francesco Berna, presidente di Ance Calabria

Lo spaccato del contesto calabrese è stato illustrato dal presidente Berna che ha messo in rilievo le condizioni di “un Mezzogiorno letteralmente abbandonato a se stesso in questi anni. Occorre dunque mettere in piedi una proposta che consenta di ridurre il divario tra il Sud e il resto del Paese anche mediante risorse nazionali ed europee. La maggior parte degli indicatori presenti nel nostro “Rapporto Sud” parla di una situazione drammatica, quasi irreversibile su tutti i fronti, dalla sanità ai servizi socio assistenziali, alla logistica, ai trasporti e non ultima una burocrazia lenta e inefficiente. Noi non ci rassegniamo all’idea di un Mezzogiorno presentato come la zavorra d’Italia e d’Europa. Negli ultimi trent’anni tutte le politiche nazionali e comunitarie di convergenza sono state in realtà di divergenza fallendo completamente i loro obiettivi. Bisogna cambiare approccio intervenendo sui principali nodi: avviare una visione nazionale e territoriale di sviluppo del Mezzogiorno, fare in modo che i fondi europei non siano sostitutivi ma aggiuntivi alle risorse ordinarie, aprire i cantieri, svolgere una forte azione di governance per garantire la spesa dei fondi pubblici, eliminare la malaburocrazia e attuare una fortissima semplificazione amministrativa”.

L’intervento del sottosegretario, Vincenzo Sant’Angelo

Il governo è al lavoro per una semplificazione di sistema, ha assicurato Sant’Angelo, “necessaria al rilancio del sistema Paese e in particolare del Sud. Ci sarà un collegato alla legge di bilancio che apporterà modifiche al codice degli appalti nella direzione di uno snellimento. Previste inoltre una riduzione delle leggi, che vogliamo rendere chiare per tutti e sulla macchina amministrativa l’obiettivo è quello di razionalizzare le procedure tra i ministeri. Già da fine luglio abbiamo rivisto diverse competenze secondo scelte condivise con i settori di riferimento. Vogliomo uno snellimento delle procedure dei fondi europei, attraverso un lavoro specifico in sede comunitaria. L’obiettivo di coesione ad oggi non è stato conseguito dunque occorre una svolta. Altra misura su cui questo governo scomette è lo sgravio dei contributi per tre anni alle imprese che assumono al sud”.