Tracciabilità rifiuti, Cna: “Sistri bocciato senza appello dalle imprese”

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A nove anni dalla sua nascita, il Sistri (Sistema di controllo della Tracciabilità dei Rifiuti) continua a fallire completamente rispetto agli obiettivi che ne avevano motivato l’introduzione. È quanto emerge dal sondaggio che la CNA ha effettuato nel mese di maggio 2018 su un campione rappresentativo di imprese soggette agli obblighi Sistri.
Il voto complessivo che gli intervistati assegnano al Sistri è un 3 scarso in una scala da 1 a 10. “Il giudizio severo, che accomuna tutte le imprese a prescindere dalle categorie di iscrizione al Sistri e della dimensione – spiega Claudio Corrarati, presidente della CNA Trentino Alto Adige – è in linea con quello emerso da una precedente rilevazione effettuata nel luglio 2014 e rende evidente un dato: anche negli ultimi quattro anni le problematiche legate al Sistri, già segnalate dalle imprese dieci anni fa al momento della sua istituzione, non sono state affrontate in maniera efficace dal legislatore”.
“In questa fase – prosegue Corrarati – c’è un’aggravante: alle imprese viene chiesto di ricominciare a pagare le enormi cifre per il contributo annuale, a fronte di un sistema mai divenuto effettivamente operativo. Se nulla sarà fatto, ci ritroveremo a fine anno davanti all’ennesima proroga e all’ennesima richiesta di pagamento per le imprese. Ma una soluzione c’è: adottare un intervento normativo per superare definitivamente l’attuale sistema e costruire un nuovo progetto con la collaborazione delle Associazioni imprenditoriali, che in questi anni hanno dato battaglia al Sistri. Sarebbe un atto avveduto ed atteso, in grado di rispondere alle complicazioni e ai costi subiti dalle imprese che, anche quest’anno, la nostra indagine conferma. Inoltre è da valutare l’opportunità di agire a livello territoriale, sfruttando le competenze dell’Autonomia delle Province di Bolzano e Trento. Da parte delle imprese intervistate, emerge un giudizio ampiamente negativo per il Sistri, determinato anche dall’inerzia del Legislatore che poco si è adoperato per modificare un progetto partito con il piede sbagliato”.
Questa indagine del Centro Studi CNA arriva dopo 4 anni dalla sua prima edizione del 2014 e dopo 10 anni e una trentina di provvedimenti legislativi che hanno riguardato il Sistri che, però, rimane tuttora in vita con le sue ormai note criticità e incoerenze.
Il primo riferimento normativo che ha dato vita al Sistri si ritrova nella Legge Finanziaria 2007, che stanziava 5 milioni presso il Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di un sistema integrato per il controllo e la tracciabilità dei rifiuti. Su iniziativa e proposta di Selex (Società di Finmeccanica), il Ministero dell’Ambiente istituisce in prima battuta il Sistri con l’approvazione del DM 17 dicembre 2009, decreto che suscita fin dall’inizio forti perplessità. Un sistema che, a parte lo stanziamento iniziale, viene mantenuto in piedi da contributi pagati annualmente dai soggetti obbligati. Le inefficienze del sistema, e le procedure difficilmente compatibili con le operazioni che concretamente le imprese devono rispettare per una corretta gestione dei rifiuti, hanno determinato, negli anni successivi, continue proroghe dell’avvio del sistema e numerosi interventi legislativi, tra questi anche una soppressione e una successiva re-introduzione.
L’11 maggio 2011, tutte le organizzazioni imprenditoriali organizzano una giornata di sperimentazione del Sistri. Il sistema mostra in maniera evidente tutte le sue criticità, informatiche e procedurali. Nonostante ciò, il Sistri va avanti, ma l’ambito di obbligatorietà viene via via ridotto: a ottobre 2013 vengono esclusi i rifiuti speciali non pericolosi e, ad aprile 2014, anche i produttori di rifiuti pericolosi fino a dieci dipendenti si “liberano” dal SISTRI. Tutta la fase del trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi, nonché i produttori con più di dieci dipendenti, rimane obbligata, nonostante le proteste delle imprese e le ombre anche giudiziarie che caratterizzano la stessa nascita del sistema.
Poco dopo, ad agosto del 2014, la legge 116/2014 conferma nero su bianco la necessità di superare questo sistema, stabilendo un termine all’efficacia del contratto con la Selex al 31 dicembre 2015 e prevede, entro quella data, l’affidamento del sistema ad un nuovo concessionario tramite gara Consip, funzionale all’evoluzione verso un sistema privo delle criticità del Sistri. Il tempo passa, ma poco accade: la gara Consip viene svolta ma, al contrario di quanto previsto, viene messo a gara il sistema vecchio tal quale. Non solo, i ricorsi sulla gara, ancora in corso, sospendono di fatto tutto il processo tanto che, ad oggi, a gestire il sistema è ancora Selex, tramite proroghe su proroghe.